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30 Settembre 2002

APPROVAZIONE DEL PIANO D'AMBITO

 
 

La gestione

  • Sistema fortemente sbilanciato per almeno 74,89 milioni di Euro con riferimento alla sola gestione corrente: i ricavi coprono solo il 58% dei costi operativi
  • Costi di tutte le gestioni in economia sottostimati in quanto determinati per via indiretta a causa della carenza di dati
  • Squilibrio reale accentuato dagli ammortamenti e dagli oneri finanziari
  • Costi industriali del Sistema Idrico Integrato Sardegna marcatamente più alti (oltre il 100%) dei dati medi delle gestioni italiane aventi carattere imprenditoriale, con conseguente grave squilibrio economico
  • Perdita idrica “apparente” (ovvero dispersioni “fisiche” + dispersioni “commerciali” per acqua consegnata ma non fatturata) di 154 Mmc nella sola fase di distribuzione, pari al 60% del volume annuo immesso (258 Mmc)
  • Perdite fisiche nella fase di potabilizzazione e adduzione pari, con riferimento ai dati ESAF, all'8,3% corrispondente ad altri 24,6 Mmc
  • Volume annuo contabilizzato pari a 104 Mmc a fronte di 258 Mmc di volume annuo immesso nella rete di distribuzione
  • Gestione della risorsa idrica e delle relative infrastrutture ripartita tra decine di enti e organism
 

Le infrastrutture

 
  • Inadeguatezza delle infrastrutture dovuta a un deficit di investimenti negli anni passati e all'innalzamento degli standard a seguito di nuove disposizioni normative
  • Inadeguatezza, in particolare, delle infrastrutture di distribuzione che determinano immissioni di quantità di risorsa superiori del 40-50% di quella effettivamente necessaria a soddisfare l'utenza
  • Necessità di adeguamento del settore fognario-depurativo ai dettati normativi
 

Il clima

 
  • Rischio di accentuate fluttuazioni climatiche, così come appare dalla tendenza dei cicli idrologici degli ultimi anni
 

I conflitti

 
  • Gravi conflitti d'uso con i settori concorrenti, in primo luogo con l'agricoltura
  • Alti consumi in agricoltura a causa della scarsa diffusione dei nuovi sistemi che consentono il risparmio idrico, per la mancata modifica di alcuni ordinamenti colturali e per la tariffazione basata sul numero di ettari irrigui
 

La strategia del Piano d’Ambito

 

Cosa contiene il Piano d’Ambito

Le attività di predisposizione del Piano sono state articolate in cinque parti fondamentali, come stabilito dalla L. 36/1994

Le prime due sono state curate da EAF ed ESAF sulla base di apposite convenzioni autorizzate con Deliberazione G.R. 7.5.2002, n. 14/13

Le ultime tre sono state curate, sulla base dei risultati delle prime due, dalla società speciale a totale capitale pubblico del Ministero dell'Economia denominata SOGESID

1 - La ricognizione
  • Riguarda le opere di adduzione, di distribuzione, di fognatura e di depurazione esistenti
  • E' stata effettuata da EAF ed ESAF
  • Le risorse messe a disposizione degli enti strumentali hanno consentito di accelerare i tempi e di rispettare il cronogramma stabilito con DGR 7.5.2002, n. 14/13
2 - La programmazione degli interventi necessari
  • E' stata predisposta sulla base dei criteri e degli indirizzi fissati dalla Regione e nel rispetto degli obblighi derivanti da norme comunitarie e nazionali
  • E' stata effettuata da EAF ed ESAF

3 - Il Piano finanziario

E’ articolato in due fasi:
  • 1 ° fase di 6 anni, che corrisponde al periodo 2003 - 2008
  • 2° fase di 20 anni, che corrisponde al periodo 2009 - 2028

4 - Il modello gestionale e organizzativo

Saranno perseguiti, sin dall'inizio della gestione, i seguenti obiettivi generali:
  • salvaguardia della risorsa e protezione delle fonti di approvvigionamento
  • qualità dell'acqua e del servizio fornito all'utenza
  • qualità degli scarichi nei limiti di legge
  • gestione efficiente, efficace ed economica dell'intero ciclo idrico

5 - La definizione delle risorse disponibili e i proventi da tariffa

Costruzione del quadro degli investimenti e delle relative fonti di finanziamento con l'indicazione puntuale:
  • dell'impegno finanziario pubblico
  • dell'impegno finanziario privato (minimo 30%)
  • delle eventuali ulteriori risorse reperibili
  • dei proventi derivanti dalla tariffa

La strategia del Piano d’Ambito è stata definita tenendo conto della grave situazione finanziaria di partenza e dei vincoli stabiliti dalle disposizioni comunitarie e nazionali
Può essere riassunta nei seguenti punti:

  1. Aggredire immediatamente tutti i fattori di inefficienza, recuperare il massimo di risorse finanziarie e creare le basi per un sistema efficace di conoscenza, monitorando tutti i parametri fisici ed economici del sistema
  2. Attuare il Piano in due fasi:
    • nei primi 6 anni, contestualmente al periodo di programmazione delle risorse finanziarie del QCS e compatibilmente con il vincolo tariffario, realizzazione di un programma di investimenti mirati essenzialmente al rispetto dei vincoli normativi ed al recupero dell'efficienza tecnica ed economico-finanziaria e da una quota privata calcolata rispettando i vincoli stabiliti dallo stesso QCS (minimo 30%)
    • dal 7° anno in poi, per ulteriori 20 anni, realizzazione di un programma di investimenti flessibile da definire nel dettaglio sulla base dei risultati conseguiti nella prima fase
  3. Rendere minimo, e comunque compatibile con i vincoli posti dal Metodo normalizzato (DM 01/08/1996), l'impatto degli investimenti necessari sulla tariffa
  4. Recuperare l'efficienza attraverso la nuova organizzazione del servizio e l'incremento della tariffa, nei limiti consentiti dal “Metodo normalizzato” e dai vincoli normativi, al fine di recuperare le ingenti risorse finanziarie necessarie per riequilibrare i conti della gestione e attuare gli investimenti sul capitale infrastrutturale
  5. Rendere il Piano d'Ambito vincolante per quanto riguarda le scelte strategiche di fondo, ma flessibile nelle possibili soluzioni operative, nelle scelte tecnologiche ed in quelle organizzative
  6. Pervenire ad un piano economico finanziario effettivamente “praticabile” o, come comunemente detto, “Bancabile”
 

Attivazione

 
  • La strategia di Piano d'Ambito sarà attuata attraverso il piano degli interventi infrastrutturali articolato in 8 Progetti Obiettivo, e 3 azioni di accompagnamento finalizzate a dare al complesso delle attività una forma organizzativa ed operativa tipica di un soggetto industriale
 

Risultati programmati

 
  • Il risultato delle azioni congiunte (investimenti infrastrutturali ed azioni integrative) sarà quello di migliorare la produttività del sistema e di offrire una sufficiente qualità del servizio in linea con gli obbiettivi imposti dagli strumenti normativi di riferimento
 

I Progetti Obiettivo

 
  • I Progetti Obiettivo, ciascuno articolato in una serie di interventi e comunque strettamente integrati, rappresentano gli strumenti specifici di programmazione finalizzati alla rimozione delle singole criticità individuate durante la predisposizione del Piano, in particolare nella fase di ricognizione e di analisi della situazione attuale
  • Sono previsti otto Progetti Obiettivo; i primi sei saranno attuati nel periodo 2003-2008, i rimanenti tra il 7° e 26° anno
 

Risultati generali attesi al termine della prima fase (6 anni)

 
  • Riduzione impiego di risorse (e costi relativi), minori prelievi dal multisettoriale di 51 milioni di m3/anno, pari al 28% in meno del totale oggi prelevato (297,5)
  • Aumento dei volumi fatturati da 104 milioni di m3/anno a 142 milioni di m3/anno (recupero di utenza del 15 % da effettuarsi entro tre anni)
  • Riequilibrio economico della gestione del Sistema Idrico Integrato Sardegna raggiunto in tre anni ed ottenuto con un complesso di interventi coordinati, volti al recupero di costi industriali in linea con le corrette pratiche di gestione
 

Progetti Obiettivo - 1.a Fase 2003-2008

 
  • 1. Efficientamento delle reti di distribuzione e riorganizzazione dei rapporti commerciali
  • 2. Adeguamento, entro il 31/12/2005, del sistema fognario depurativo alle prescrizioni della Direttiva Comunitaria 91/271 e al D.lgs 152/99
  • 3. Monitoraggio, recupero tutela ed utilizzo di tutte le fonti sotterranee significative dal punto di vista tecnico economico
  • 4. Interventi sulle aree ad elevato indice di rischio di crisi idrica
  • 5. Rinnovo, adeguamento e messa a norma delle parti elettriche ed elettromeccaniche degli impianti
  • 6. Adeguamento degli schemi acquedottistici al servizio di aree a vocazione turistica e copertura del 100% del servizio di acquedotto con riferimento specifico agli insediamenti turistici
 

Progetti Obiettivo - 2.a Fase dal 2009 al 26° anno

 
  • 7. Attuazione del programma di interventi previsti dal Piano regolatore generale acquedotti
  • 8. Attuazione degli interventi del “Piano Stralcio” non inseriti nel progetto obiettivo n. 2
 

Azioni di accompagnamento

 
  • Sono previste tre specifiche azioni di accompagnamento, integrative agli investimenti infrastrutturali e quindi finalizzate alla realizzazione della strategia generale del Piano e al conseguimento degli effetti sinergici aggiuntivi dei Progetti Obiettivo
  • Tali azioni saranno prescritte nella convenzione di affidamento del servizio al soggetto gestore e inserite quali costi operativi del conto economico
  • Azione 1 - Sistema informativo e controllo di gestione
    E' finalizzata a rendere accessibili i dati su risorse, fabbisogni e consumi relativi ai diversi usi nonché i parametri fondamentali del servizio idrico integrato al fine di valutare e monitorare la qualità del servizio e l'efficacia, l'efficienza e l'economicità della gestione
  • Azione 2 - Risparmio idrico
    E' finalizzata a garantire, rispetto a quelle attuali decisamente fuori scala, dotazioni pro-capite in linea con i livelli di consumo dei Paesi Europei e, comunque, compatibili con le risorse disponibili
  • Azione 3 - Qualità del servizio
    E' finalizzata a migliorare la qualità dei servizi forniti e del rapporto tra utenti e fornitori attraverso la definizione di un modello organizzativo in linea con la “Carta del servizio idrico integrato” (DPCM 29 aprile 1999)
 

Piano d’Ambito - Modello gestionale e organizzativo

 

Modalità operative raccomandate

 
  • Con la gestione del servizio idrico integrato si intende raggiungere un graduale riequilibrio della gestione economica e finanziaria e garantire un servizio efficace efficiente ed economico al minimo costo per gli utenti
  • Per il raggiungimento di tale obbiettivo è fondamentale la validità manageriale del gestore e dei suoi strumenti di controllo operativo, commerciale, economico e finanziario, al fine di ottenere risultati significativi in tempi ridotti per avviare a soluzione i principali problemi gestionali già rappresentati
  • Il gestore dovrà esplicare la sua imprenditorialità con l'autonomia propria del suo ruolo. Sarà, comunque, vincolato da un lato a precisi obblighi contrattuali, il cui rispetto sarà sottoposto a controlli periodici; dall'altro sarà libero di organizzare le risorse interne ed esterne con le modalità da lui ritenute più appropriate
  • Le indicazioni organizzative e gestionali esposte nel seguito vanno considerate come linee guida di riferimento e suscettibili di soluzioni alternative, anche a seguito di proposte del gestore che tuttavia lascino impregiudicati i risultati attesi
  • Il gestore del Sistema Idrico Integrato sardo adotterà, nell'espletamento del servizio, le prassi operative di seguito elencate sinteticamente che hanno ampiamente dimostrato in altre realtà simili la loro validità nel raggiungere gli obbiettivi di efficacia, efficienza, ed economicità:
    • corretta impostazione di un sistema di controllo di gestione
    • adozione di un modello organizzativo tale da permettere il conseguimento della certificazione di qualità ai sensi della norma ISO UNI 29000
    • conseguimento di un livello qualitativo dei servizi in linea con gli standard previsti dalla Carta dei servizi
    • contabilità di commessa per le attività riguardanti la realizzazione di opere infrastrutturali e per le attività progettuali maggiori
    • rigorosa impostazione del rapporto di appalto, nel caso di ricorso alla terziarizzazione di alcune attività, al fine di conseguirne gli attesi vantaggi di economicità
    • ampio ricorso alle nuove tecnologie per l'adeguato svolgimento delle funzioni tecniche da sottoporre a costante controllo (es.: ricerca perdite, risparmio energetico, ottimizzazione di rete, ecc.)
    • possibile adozione di tecniche di project management, già ampiamente utilizzate da soggetti committenti di grandi opere pubbliche per la realizzazione dei grandi progetti nel periodo iniziale
 

Struttura organizzativa

  Attività non terziarizzabili
La struttura organizzativa a regime dovrà possedere al suo interno le risorse umane e tecnologiche per assolvere pienamente alle seguenti funzioni strategiche:
  • Funzioni di staff direzionali (es. contabilità, bilancio, controllo di gestione, contratti e logistica, ecc.)
  • Funzioni tecniche e ingegneristiche (es. sistema informativo territoriale ed aziendale, progettazione e direzione lavori, attività ispettive su appalti, laboratorio analisi e controllo qualità, ecc.)
  • Funzioni commerciali e marketing centrale (determinazione tariffe e forme contrattuali, nuovi contratti, reclami, informazione, Carta dei servizi, ecc.)
  • Funzione esercizio (conduzione di reti, di impianti acquedottistici e di acque reflue, gestione risorsa idrica e strategie di approvvigionamento)

Attività terziarizzabili
Costituiscono funzioni affidabili a terzi, in relazione alle scelte manageriali del gestore, che ne mantiene peraltro la totale responsabilità e l'onere di uno stretto controllo, le seguenti attività principali:

  • Prestazioni tecniche specialistiche o aventi carattere straordinario
  • Progettazioni di dettaglio ed esecutivo di opere e impianti
  • Attività di sorveglianza
  • Manutenzioni ordinarie e straordinarie richiedenti particolari livelli di specializzazione
  • Tutte le attività del ciclo attivo (es. lettura, bollettazione, incasso)
 

Organizzazione territoriale

 
  • Il gestore dovrà assicurare una adeguata presenza sul territorio per lo svolgimento delle sue funzioni
  • Per le funzioni orientate all'utenza, va garantita alla clientela, almeno fino alla realizzazione di sistemi telematici diffusi, la possibilità di accedere anche fisicamente a sportelli aziendali con tempi e percorrenza limitati
  • L'organizzazione periferica della gestione operativa può non coincidere con quella della gestione utenza. Quest'ultima può raggiungere una maggiore capillarità nel territorio a costo contenuto anche con l'adozione di sportelli itineranti con aperture programmate
 

Dimensionamento degli organici

 
  • Il gestore avrà piena autonomia sulla definizione della composizione ed entità delle varie funzioni aziendali
 

I costi operativi di piano

 
  • I costi operativi indicati nel Piano d’Ambito e riportati nelle tabelle ad esso allegate, sono stati elaborati con riferimento alle singole fasi industriali del ciclo idrico dopo una valutazione critica delle prestazioni attuali delle varie forme di gestione operanti in Sardegna


 

 

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