LA REGIONE DEI COMUNI |
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Trasferimento dei poteri agli enti locali |
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Un piano urbanistico modulare |
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Occorre individuare uno strumento nuovo che possa trovare applicazione, per alcune parti, in forma semplificata, per i piccoli comuni, mentre solo nei grandi comuni potrà essere applicato nella sua complessità e compiutezza. Il nuovo piano urbanistico comunale dovrà inoltre essere impostato in termini di flessibilità e di adattabilità alle esigenze che si vanno a manifestare nel suo periodo di validità. Esso deve essere costruito intorno ad una verifica seria ed approfondita delle esigenze di tutela, salvaguardia e valorizzazione dell’ambiente e del suo patrimonio culturale e paesistico. Su queste parti è indispensabile il coinvolgimento diretto della popolazione e delle sue articolazioni organizzative ed associative, onde evitare che l’individuazione dei beni da tutelare, siano essi ambientali, culturali, paesistici, etc, sia lasciata agli “esperti” oppure sottaciuta in sede deliberativa. Le previsioni del piano comunale dovranno essere strutturate in modo da consentire, in sede attuativa, la più ampia partecipazione dei cittadini e delle imprese che possono farsi carico degli oneri di trasformazione di rilevanza collettiva, specie per quanto riguarda le infrastrutture ed i servizi. Occorre individuare un momento di verifica, a scadenza annuale, delle previsioni di piano che non incidono sulle invarianti fondamentali paesistiche, ambientali e culturali, in modo da consentire la necessaria ed indispensabile adattabilità di esse con le esigenze emergenti dello sviluppo produttivo, sociale e culturale. In tal senso vanno riviste le procedure di variante, che devono essere semplificate nei casi in cui si debba procedere a variazioni non essenziali del piano. Il piano urbanistico comunale è da intendersi infatti, come un insieme di norme regolatorie aventi diversa valenza a seconda dell’interesse pubblico coinvolto, per cui, nel caso si tratti di esigenze di tutela ambientale è ovvio che debba ripetersi la medesima procedura rafforzata che ha portato all’approvazione del piano stesso, ma, quando si tratti, di esigenze di tipo adattativi o specificativo che non incidono sulle esigenze di tutela del territorio, è chiaro che alla loro variazione si possa procedere con modalità semplificate che rientrano nell’esercizio delle normali competenze programmatorie comunali. Così potrebbe ipotizzarsi che, in coincidenza con l’approvazione del programma delle opere pubbliche – quindi in sede di approvazione del bilancio annuale – il Comune possa procedere, contestualmente, all’approvazione di quelle varianti che sono necessarie per la realizzazione delle opere pubbliche ma anche e soprattutto di quelle di iniziativa privata che con quelle si coordinano o comunque sono coerenti con l’approvazione della Relazione revisionale e programmatica che si approva col bilancio comunale. Nella sostanza proponiamo uno strumento nuovo, più agile e snello e che possa essere costruito con logiche modulari; alcuni moduli validi per tutti i Comuni ed altri validi per le categorie progressivamente più grandi di Comuni. In questo modo si potrà disporre di uno strumento di carattere generale (e quindi con le medesime impostazioni metodologiche valenti per tutto il territorio regionale), e, nello stesso tempo, variabile, in relazione alle peculiarità del nostro territorio e della dimensione dei nostri Comuni. E’ chiaro che i piccoli Comuni che vorranno utilizzare i moduli per i Comuni più grandi potranno farlo, ma valuteranno loro stessi l’opportunità di farlo ed in quale forma, se singolarmente o associati con altri Comuni. Senza essere più costretti a fare, e a spendere, somme rilevanti per studi o per elaborati tecnici che non sono utili per la concreta attività di governo del territorio dei piccoli comuni. In questo modo si garantisce la loro autonomia comunale in una forma la più estesa possibile, lasciandoli liberi, nel contempo, di associarsi liberamente per il conseguimento delle politiche di sviluppo urbano che vorranno, loro stessi, individuare. In una tale prospettiva è compito della Regione incentivare i Comuni piccoli e piccolissimi affinché si associno, senza che questo però si traduca in imposizioni di formule associative o organizzatorie che ledano l’autonomia comunale. | |