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LA REGIONE DEI GIOVANI

 
 

Il terzo raggio del sole con il quale abbiamo voluto raffigurare i punti più importanti del nostro programma di governo, è rappresentato dalla Regione dei Giovani.

Parafrasando, si potrebbe anche dire che il terzo raggio è rappresentato dalla Regione del futuro.

Questo perché i giovani costituiscono indubbiamente il futuro della nostra terra ed è quindi al loro mondo, alle loro esigenze e alle loro aspettative, che la politica regionale deve costantemente rivolgere le sue attenzioni, avendo nel contempo la sensibilità di comprendere le loro istanze e di ricevere stimoli ed indirizzi.

Coinvolgere il mondo studentesco, renderlo partecipe attraverso la costituzione di un forum permanente, stimolare la sua capacità di proporre e coinvolgerlo nella vita istituzionale, diviene un passaggio obbligato per garantire la crescita di una società politicamente attiva.

In questo processo la scuola può e deve svolgere un ruolo fondamentale superando una logica di mera didattica e proiettandosi in una dimensione di sviluppo della socialità. Le scuole devono poter restare aperte tutto il giorno, offrendo occasioni di aggregazione, di crescita e di sviluppo della personalità. Abbiamo bisogno di docenti che siano sempre più educatori e di presidi capaci di proiettare la didattica in contesti sempre più innovativi.

Questa è una condizione necessaria, ma non basta. Abbiamo l’obbligo di ridurre le distanze tra scuola, lavoro ed istituzione politica. Anche in questo caso, così come per la viabilità, per l’energia, per l’acqua, dobbiamo perseguire un ideale di continuità geografica e temporale fondato sulle logiche di sistema e messa in rete di questi fondamentali nodi dello sviluppo.

 

 

Le azionidi governo che proponiamo:

 

Le risorse culturali

 

Grande attenzione porremo alla tutela e alla valorizzazione delle nostre risorse culturali.

Intendiamo proseguire con convinzione sulla valorizzazione e qualificazione dell’inestimabile patrimonio culturale del popolo sardo che può essere fonte di occupazione e sviluppo.

Pensiamo ad un modello di sviluppo della Sardegna sostenuto dalla cultura, dalla istruzione e dalla tecnologia

Cablare il territorio con fibre ottiche ed avere molti computer è una condizione necessaria per la terza rivoluzione dell'informatica, ma non sufficiente.

Serve qualcosa in più: capitale umano, capitale umano ed ancora capitale umano...

La risposta ai modesti risultati delle iniziative regionali passate ed al loro limitato effetto "fertilizzante" e propulsivo è tutto qui: la scarsità di capitale umano e di azioni volte ad aumentarlo.

Infatti, i giovani cervelli stanno alla società dei computer come il management industriale e gli operai specializzati stanno alla seconda industrializzazione. Se vi sono gli uni e gli altri, la crescita economica è possibile. Altrimenti, si rimane ai blocchi di partenza.

Un lancio autopropulsivo delle produzioni "virtuali" e delle tecnologie avanzate in Sardegna necessita di questa precondizione: formare i giovani e riaddestrare gli adulti.

Dobbiamo capire che le competenze professionali avanzate basate sull'uso diffuso delle nuove tecnologie sono diventate gli strumenti del potere moderno.

 

Guerra alla disoccupazione

 

Il tasso di disoccupazione giovanile è ancora molto alto se confrontato con quello Europeo, per non parlare del Giappone e degli Stati Uniti.

I valori della disoccupazione sarda sono sotto gli occhi di tutti e per buona parte si tratta di disoccupazione intellettuale di tanti laureati. Evidentemente c'è un divario tra l'istruzione che il sistema economico richiede per essere competitivo e l'istruzione che viene impartita, ad ogni livello.

Troppo tempo è ancora dedicato ad organizzare l'insegnamento secondo la tradizione conosciuta, senza interrogarsi su come insegnare differentemente tenendo conto dei cambiamenti nella realtà esterna alla scuola, il contatto con la quale sembra debole o assente addirittura. Attrezzature scientifiche e didattiche sono poche e di modesta qualità.

Non possiamo continuare a formare i giovani su professioni che non hanno mercato. Essi si aspettano di trovare lavoro immediatamente. Ma se quello che gli è stato insegnato non è ciò che l'economia richiede, vuol dire che qualcosa non funziona. Vuol dire che vi è una mancanza di comunicazione tra chi deve istruire e chi deve assumere.

La conseguenza grave è la disillusione nei confronti del sistema, un sentimento di frustrazione, la constatazione di aver speso tempo e denaro inutilmente.

In Sardegna a causa dell'isolamento geografico, ai sardi è preclusa anche la possibilità di scelta e l'offerta culturale è di tipo monopolistico.

La risposta alla marginalizzazione e alla dequalificazione sta nell'affiancare alle scuole ed università il mondo dell'economia. Decentralizzazione e autonomia degli istituti, coinvolgimento dei rappresentanti del sistema produttivo nel processo decisionale devono essere le nuove parole d'ordine.

Bisogna consentire una maggiore elasticità dei programmi, e va sempre cercato l'inserimento nelle grandi reti europee ed internazionali della istruzione. Gli insegnanti vanno preparati attraverso esperienze di vita e lavoro in altre scuole ed imprese, possibilmente all'estero.
 

Il recupero di competitività della formazione universitaria

 

Per queste ragioni intendiamo potenziare l’azione avviata nella passata legislatura, perseguendo con forza l’obiettivo di supporto alle politiche di rilancio della competitività economica, tecnologica e culturale della nostra formazione universitaria.

Alcune importanti iniziative che vanno in questa direzione, e che dimostrano la percorribilità di questi intendimenti, già esistono e cominciano a dare i loro risultati: l’Università a distanza, la teledidattica e il progetto Marte.

Ma intendiamo fare molto di più.

 

Il diritto allo studio

 

Da qualche anno a questa parte però, si sta assistendo ad una grave anomalia: infatti, se da un lato, si avverte la crescita degli studenti iscritti alle Università della Sardegna, e l’Università stessa si sta diffondendo nel territorio moltiplicando le sedi ed i corsi di studio, dando vita quindi, ad un’offerta formativa più articolata, dall’altro lato, le risorse finanziarie a disposizione dell’Ente preposto a tutela del Diritto allo Studio, rimangono le stesse o peggio, subiscono dei ridimensionamenti a causa della difficile congiuntura negativa che ha colpito l’intero Paese e che, la stessa Regione si è trovata a dover fronteggiare.

Nel corso della prossima legislatura ci impegniamo affinché le leggi sul Diritto allo Studio abbiano al loro interno, una dotazione finanziaria certa in grado di garantire quindi, una puntuale pianificazione degli interventi nel tempo.

Più in particolare gli interventi che intendiamo promuovere concretamente per consentire agli studenti di poter affrontare con serenità, il proprio percorso formativo possono essere così sintetizzati.



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