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LA REGIONE SISTEMA

 

I presupposti

 

Il nostro ragionamento partiva allora da una constatazione oggettiva: le strategie di sviluppo economico della Sardegna promosse in oltre 45 anni di governo di centro – sinistra avevano sostanzialmente fallito il loro obiettivo.

Nonostante il consistente trasferimento di risorse, nè la politica d'intervento straordinario nel Mezzogiorno, nè la politica di Rinascita della Sardegna, sono riuscite ad individuare settori di specializzazione e di forza relativa su cui centrare un processo di sviluppo endogeno ed autopropulsivo.

L’esperienza degli ultimi 45 anni ha inequivocabilmente sancito il fallimento dei tentativi di “imposizione” di modelli e schemi culturali tipici di contesti esogeni al sistema regionale.

Si imponeva una attenta riconsiderazione della cultura locale, una riscoperta delle tradizioni, delle specificità e dell’identità, non più considerati come ostacolo allo sviluppo, ma al contrario, come presupposto imprescindibile dello stesso, condizione senza la quale esso non si potrebbe mai realizzare.

L’attenzione alle tematiche ed ai cosiddetti nodi strategici dello sviluppo, intesi come potenziamento delle infrastrutture ed -in generale- gli interventi di tipo strettamente economico, per determinare un armonico ed equilibrato processo di sviluppo devono essere supportati dalla comprensione e valorizzazione dei codici normativi della comunità e del complesso di valori sociali a cui essa si richiama.

Occorre pertanto prendere atto, realisticamente, che insistere con le vecchie politiche d'incentivazione e con la vecchia gestione burocratica della spesa regionale non potrà determinare, così come nel passato i risultati sperati, nè in termini di sviluppo, nè in termini di occupazione.

Per questo abbiamo introdotto un radicale cambiamento d'indirizzo politico, che segnasse una netta discontinuità con il passato nel modo in cui la spesa regionale è stata gestita ed amministrata e che nel contempo inaugurasse una politica d'intervento del tutto nuova, in grado di dare segni tangibili, anche in un periodo di tempo medio breve.

Nel definire la nuova stagione della rinascita economica e sociale della nostra Isola, si è operato consapevoli che il successo non poteva e non può dipendere solo dalla politica economica regionale ma, anche ed in larga misura, dall’andamento del mercato globale e dalle politiche nazionali e comunitarie indirizzate in particolare allo sviluppo delle aree depresse. Tale consapevolezza ha rafforzato l’esigenza che la Regione definisse una sua visione strategica dello sviluppo possibile e socialmente sostenibile e la imponesse non solo al suo interno, nella programmazione delle risorse di propria competenza, ma anche nelle più opportune sedi nazionali e comunitarie.

Peraltro, gli esempi della Spagna e dell’Irlanda dimostrano che anche nell'ambito della normativa vincolistica europea, vi è lo spazio per l'attuazione di politiche liberiste, le uniche che non solo in questi Paesi, ma anche negli Stati Uniti, si sono dimostrate efficaci per il perseguimento di finalità di sviluppo economico ed occupazionale.

Questo ragionamento di principio che portò a precise scelte di politica economica e che consentì al centro - destra di vincere le elezioni regionali, mantiene inalterata la sua validità.

E su questi principi, nonostante le enormi difficoltà di esercizio dell’azione di governo, le forze di centro – destra, quelle vere, hanno avviato nella passata legislatura, in linea con le scelte del governo nazionale, un cambio di rotta. Quest’ultimo, risultava centrato sulla adozione di politiche di mercato e di valorizzazione dell’attività imprenditoriale, in linea con le scelte di fondo del Governo nazionale, opportunamente rielaborate, a livello regionale, al fine di far emergere le capacità competitive dei contesti locali entro un sistema di regole e di servizi in grado di assicurare pari opportunità, sia nel mercato dei beni e servizi, sia soprattutto nel mercato del lavoro.

Le principali manovre di programmazione economica e finanziaria della passata legislatura regionale, s'inquadrano, perciò, all'interno del nuovo ciclo di programmazione dello sviluppo economico e sociale del Mezzogiorno voluta dal Governo Berlusconi che è impegnato ancora oggi nell’attuazione di una nuova fase di programmazione nazionale per lo sviluppo delle aree più deboli del nostro Paese, nel segno della totale rottura e discontinuità con il passato, in maniera da imprimere una svolta coraggiosa e risolutiva.

Con specifico riferimento alla Sardegna ed in stretto raccordo con l’articolazione del Programma operativo regionale 2000 – 2006, la nuova fase di programmazione avviata dalle forze di centro – destra ha assunto il difficile obiettivo del recupero del gap strutturale con i livelli medi di sviluppo dell'Unione Europea e dell'Italia

 

   


 

 

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