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Il Piano d’Ambito ha evidenziato un deficit tra la domanda, espressa dai diversi usi, e le disponibilità idriche, superficiali e sotterranee, pari, in media, a 285 milioni di m3 l’anno, concentrato per i 2/3 nel sud dell’isola.
Le cause che determinano questa situazione sono:
- un sistema di approvvigionamento vulnerabile nei periodi di scarsa piovosità: dipende perl’80% dalle acque superficiali, invasate in 35 invasi, che alimentano 10 schemi idrici multisettoriali tra loro non interconnessi;
- elevate perdite idriche, sia fisiche che amministrative: su tre m3 immessi nel sistema idropotabile solo uno viene fatturato; il 20% delle infrastrutture per uso irriguo è costituito da canali a cielo aperto;
- elevati consumi, soprattutto nel settore irriguo, dove sono ancora poco diffuse le tecniche irrigue ad alta efficienza e dove si continua a pagare l’acqua ad ettaro irrigato e non a volume effettivamente consumato;
- una frammentazione delle gestioni a tutti i livelli, dal multisettoriale ai servizi idrici per i diversi usi, con conseguenti diseconomie sia sul piano della gestione sia per la realizzazione degli interventi;
- uno squilibrio tra costi e ricavi: 75 milioni di euro l’anno per il solo servizio idrico integrato, mentre, nel settore dell’irrigazione, i ricavi coprono appena il 30% dei costi di esercizio;
- un quadro istituzionale incompleto e in forte ritardo: l’Autorità d’Ambito è statada poco costituita e, tra i suoi primi impegni, dovrà provvedere all’affidamento della gestione dell’ATO Sardegna; non è stata ancora istituita l’Autorità di Bacino, prevista dalla legge 183 del 1989, senza la quale viene a mancare il necessario punto di riferimento, super partes, per la pianificazione delle risorse idriche per i diversi usi e per l’attuazione delle misure necessarie per riportare il bilancio idrico in equilibrio;
un quadro conoscitivo debole e poco accessibile: spesso i dati non ci sono, e, quando ci sono, sono sparsi in documenti difficilmente reperibili o sono raccolti con modalità diverse da enti diversi; la scarsità d’acqua è il risultato della combinazione di eventi climatici e decisioni umane: senza dati o con pochi dati incompleti si rischia di prendere decisioni sbagliate e finanziare opere inutili e costose. |