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03/02/2010 13:17:00:
L’APPELLO DEL PONTEFICE PER I LAVORATORI

IL PORTICO - PERIODICO DELLA DIOCESI DI CAGLIARI

 

La crisi economica sta causando la perdita di numerosi posti di lavoro, e questa situazione richiede grande senso di responsabilità da

parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti. Mi associo all'appello della Cei, che ha incoraggiato a fare tutto il possibile per tutelare e fare crescere l'occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie”.

Sono le parole che Benedetto XVI ha pronunciato domenica scorsa riferendosi anche ai lavoratori dell'Alcoa. Al momento di andare in stampa non conosciamo l'esito del vertice con l'azienda convocato dal Governo, ma alcune considerazioni molto chiare si possono fare per capire quali sono le responsabilità a cui richiama il Papa.

La vicenda Alcoa è una multinazionale dell'alluminio, con sede a Pittsburgh e 27 miliardi di dollari di fatturato, che dà lavoro  a 63mila dipendenti nel mondo. Il 20 novembre ha deciso di fermare per sei mesi gli impianti italiani, come reazione alla multa di 300 milioni di euro inflitta da Bruxelles che ha contestato le basse tariffe energetiche concesse dall'Italia come aiuto di Stato: si tratta di denari che, in sostanza, l'azienda deve restituire. E' una vicenda che si trascina da anni, e che politici e sindacalisti conoscono bene: le grandi aziende energivore del polo metallurgico di Portovesme hanno sempre pagato l'energia elettrica ad un costo troppo elevato. Per tutte vale una considerazione: ogni imprenditore mira a fare utili, non beneficenza.

Se produrre in Sardegna non conviene, è logico che Alcoa pensi ad altro, inseguita dalle voci che parlano di una forte volontà di de localizzare a Dubai. Teniamo presente che siamo in un settore - la

grande industria - in cui anche colossi come la Fiat, nonostante il foraggiamento dello Stato, licenziano e mettono in cassa integrazione.

I vicini di casa

Se l'Eurallumina ha chiuso poco tempo fa nonostante i benefici derivanti dalla defiscalizzazione, resta miracolosamente in piedi il colosso di piombo e zinco, la Portovesme srl. Riuscendo a gestire anche la crisi più nera con le capacità dell'amministratore delegato Carlo Lolliri (foto a sinistra), conta oggi 190 lavoratori in cassa integrazione, sul totale di oltre 700 dipendenti. “Il 5 novembre abbiamo avuto le linee-guida da parte del Governo per l'acquisto di energia dall'estero - commenta Lolliri, manager sardo sensibile alla dottrina sociale della Chiesa -

L'appello del Pontefice per i lavoratori

sollecita ad osservare bene la realtà

Noi abbiamo convinto la proprietà ad accettare le nuove norme, altri non lo hanno fatto. Abbiamo presentato un piano industriale per il raddoppio dell'elettrolitico, e chiesto l'eolico per l'autoproduzione. Vuol sapere cosa dico ai sindacati? Che dal primo gennaio 2010 non dobbiamo perdere, non dico guadagnare”.

 

Le soluzioni

 

Difficile dire dov'è il bandolo della matassa. Certo servono politiche industriali serie, e anche quel pizzico di  attaccamento alla propria terra che ha consentito a Lolliri di convincere gli azionisti a lasciare in marcia gli stabilimenti sardi. Ma non può continuare neppure il tira-e-molla con il Governo nazionale e la Giunta regionale che ha visto protagonista Alcoa: da un lato Mauro Pili propone un contratto bilaterale con Enel, dall'altra Cappellacci invoca l'arrivo di nuovi imprenditori interessati a rilevare gli impianti. “Da tempo sostengo che l'Enel deve essere chiamata ad assumersi le proprie responsabilità in virtù della sua posizione dominante nel settore della produzione elettrica in Sardegna - conferma il deputato azzurro, che cominciò ad occuparsi del problema da Presidente della Regione nel 2001 - Non si può accettare che si lasci morire un intero settore produttivo solo perché l'erogatore esclusivo di energia elettrica si rifiuta di stipulare accordi bilaterali che peraltro ha già fatto con altri soggetti”.

 

 

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