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Chiamata per Governo e Regione, l'industria sarda rischia di non farsi trovare pronta davanti a uno degli ultimi treni che potrebbero scongiurare la resa finale. Il deputato del Pdl Mauro Pili chiede un'accelerazione per il progetto integrato miniera-centrale del Sulcis e per dare ossigeno ai grandi gruppi energivori, come Alcoa, Eurallumina e Portovesme srl. Il piano dovrebbe portare alla realizzazione di una centrale energetica da 650 megawatt, con il rilancio della produzione del carbone «che può avere davvero un ruolo strategico» nel futuro dell'Isola.
INTERROGAZIONE Il parlamentare sardo sottolinea che «la Sardegna rischia di perdere una grande potenzialità energetica, mentre un intero territorio è vicino al tracollo». Da qui un'interrogazione al Governo presentata a Montecitorio e sottoscritta anche dai colleghi Bruno Murgia, Settimo Nizzi, Carmelo Porcu e Paolo Vella. L'attenzione è rivolta in particolare verso le scadenze imminenti che potrebbero vanificare ogni rincorsa.
TEMPI STRETTI «Ci sono due termini decisivi, uno nazionale e uno europeo», spiega Pili. «A livello italiano, entro il 31 dicembre di quest'anno, dev'essere effettuato l'affidamento della concessione, attraverso una gara. Le indicazioni di Bruxelles, invece, sanciscono, sempre il 31 dicembre, il termine ultimo per la concessione di aiuti di Stato, che dovrebbero contribuire alla ristrutturazione dell'industria del carbone».
IL RUOLO DELLA REGIONE Il deputato sardo si sofferma sull'importanza di avviare, «nel giro di un mese», le procedure necessarie per lanciare il progetto carbone-centrale-energia. «Prima c'è stata una legislatura nell'Isola con un atteggiamento negligente che ha impedito di portare avanti il progetto, ma anche adesso ci sono ritardi» nelle strategie della Regione. «Non c'è più tempo da perdere, serve un'operazione al cuore del sistema industriale sardo». Per questo, sostiene il parlamentare, «la Regione deve indire la gara e assegnare la concessione» delle aree e per le infrastrutture entro dicembre. La scadenza è dietro l'angolo «perché i tempi minimi assegnati dalle norme comunitarie per un bando di concessione sono di 52 giorni».
CENTRALE A CARBONE La realizzazione di una nuova centrale a carbone consentirebbe di coprire il fabbisogno di Alcoa, Eurallumina e Portovesme srl. Tale fabbisogno è valutato nell'ordine di 400 megawatt, pertanto altri 250 megawatt potrebbero essere ceduti al gestore dell'energia, che li girerebbe sui canali di trasmissione nazionale.
IL FUTURO DELLA MINIERA La miniera della Carbosulcis ha una capacità produttiva di 400mila tonnellate all'anno, 300 delle quali destinate alla centrale dell'Enel. «Ci sono 500 addetti che potrebbero diventare 1000 con l'entrata in funzione della nuova centrale», assicura Pili, «e anche la produzione sarebbe destinata a salire a quota un milione di tonnellate all'anno».
QUATTRO TAPPE Il deputato di Iglesias parla di «quattro azioni» indispensabili per avviare subito il progetto centrale-miniera. «Serve subito la conferenza di servizi con tutti i soggetti istituzionali e operativi di riferimento». Poi il negoziato con l'Europa e il coinvolgimento delle industrie energivore. «Ma è fondamentale che sia assicurato uno slittamento dei tempi del regolamento 1407 del 2002, per gli obblighi su appalti e concessioni e sugli oneri relativi alla cattura e allo stoccaggio dell'anidride carbonica».
ACCUSE ALLA REGIONE Intanto dall'ex assessore regionale al Turismo Roberto Frongia partono frecciate verso la Regione per «l'inerzia» davanti «al disfacimento di un intero territorio come il Sulcis, che negli ultimi anni sta precipitando nel baratro».
GIULIO ZASSO
