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20/07/2010 00:00:00:
UNIONE SARDA :INCHIESTA SUL PROGETTO MINIERA CENTRALE
Una straordinaria risorsa energetica attende un sì
.....Tre settimane fa Mauro Pili, insieme ad altri 4 deputati del Pdl, ha provato a dare il tempo con un'interrogazione urgente al ministero dello Sviluppo economico. «La Sardegna rischia di perdere una grande potenzialità energetica e un intero territorio rischia il tracollo se in tempi rapidissimi non si cercherà di porre rimedio ai gravi ritardi accumulati in questi anni». In estrema sintesi, il 31 dicembre scadono diversi termini: gli aiuti di Stato per la ristrutturazione dell'industria carboniera, l'indizione di una gara internazionale, l'assegnazione della concessione. Tutto per la costruzione di una centrale di nuova generazione, roba da 650 megawatt, che preveda la cattura e lo stoccaggio dell'anidride carbonica, magari in fondo alla terra. Un progetto a bocca di miniera che rappresenterebbe, dice Pili, la chiave di volta per salvare le industrie energivore di Portovesme, quelle che ogni due per tre minacciano la chiusura per il costo dell'energia elettrica. «Eurallumina, Alcoa e Portovesme srl vanno coinvolte nella realizzazione della centrale. D'altronde è un progetto che loro stesse avevano presentato nel 2003».

RABBIA OPERAIA «Eravamo mille. Oggi siamo 471. Tutti dipendenti regionali, sia chiaro». Giancarlo Sau, 55 anni, sindacato di fabbrica (Filcem Cgil), fa il minatore da più di trent'anni. Ha visto passare di tutto, i progetti mirabolanti e l'idea di sbaraccare, centrali a letto fluido e migliaia di tonnellate di carbone ammonticchiate in attesa di compratori. Eppure non si è arreso neanche un po'. «Questo è l'unico giacimento d'Italia, una risorsa strategica da 700 milioni di tonnellate. Parlano di autosufficienza energetica, eppure si dimenticano che nel Sulcis c'è combustibile fossile che può essere sfruttato per trent'anni». Lui era già lì, 15 anni fa, durante lo sciopero dei 100 giorni che li ha portati per l'ultima volta ad occupare il cuore nero dell'Isola a -373. Ha visto le associazioni d'imprese dai nomi blasonati, Falck e Ansaldo per dirne due. Si è sentito raccontare, per un decennio, tutti i dettagli della gassificazione prossima ventura che avrebbe reso la Sardegna titolare in via definitiva di una riserva di elettricità di tutto rispetto. «E poi? Niente, mai fatto niente. Ci hanno boicottato le grandi lobby dell'energia e non c'è mai stata una classe politica che abbia saputo difenderci». Per questo, quando Pili ha convocato una conferenza stampa sui rischi dei ritardi, loro erano in prima fila. «Tutti ci riconosceranno che qui non si fanno discriminazioni politiche. Quando abbiamo mandato a casa interi consigli d'amministrazione, non abbiamo guardato se erano di sinistra o di destra».
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