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IL PONTE PASSERELLA
È il tredici settembre.
L'ora prescelta non sembra coincidere con le aspettative della
buona sorte: le diciassette. La seduta del Consiglio Regionale è
convocata per le dichiarazioni programmatiche del Presidente
della Regione. Orario e giorno, tredici e diciassette, dovrebbero
annullarsi a vicenda nelle scaramantiche previsioni della cabala.
Si respira l'aria delle grandi occasioni.
Tutti con abito inamidato, sfoggio di portamento da gran galà
della politica. Le televisioni regionali stabiliscono il rango della
giornata: diretta. Reti unificate nelle case dei sardi per quelle
aliene “dichiarazioni programmatiche”.
Il libro dei sogni, come, senza grande sforzo di fantasia, sono
soliti definirle i commentatori della politica regionale.
Nei giorni precedenti avevo ricevuto in busta chiusa, con tanto di
auguri sinceri, una straordinaria e inedita lettera che Lussu nel
1957 inviò all'allora Presidente del Consiglio dei Ministri.
Mi sembrò una missiva figlia del destino, nonostante a trasmettermela
fosse stata un'autorevole dirigente del vecchio PCI.
Mi resi subito conto che nelle parole di Lussu vi era la sintesi, l'esemplificazione
dell'Autonomia alla quale aspiravo.
Sapevo che sarebbe stato inusuale, forse anche strumentalizzabile,
ma decisi comunque di aprire le mie dichiarazioni con il racconto
del Capitano di Armungia.
Un Ponte Passerella, titolo e contenuto di un progetto politico, di
un modo di operare, un' esortazione continua ad anteporre agli
interessi di parte quelli della Sardegna.
Meno male che c'era la diretta televisiva. Meno male che tutti i
commentatori della politica avevano scritto editoriali in prima
pagina. Meno male che esistono gli atti parlamentari a testimoniare
ciò che è successo in aula. Meno male, perché nemmeno
ventiquattro ore dopo la presentazione delle dichiarazioni programmatiche
si scatena il finimondo.
Il Tg 1, primo telegiornale della Rai, scende in campo con un servizio
da brividi: il Presidente della Regione sarda copia le dichiarazioni
programmatiche di Formigoni. Due giorni dopo la stessa
accusa la pubblicano gli stessi giornali che il giorno prima aveva
tessuto lodi ed espresso valutazioni positive sul programma di
governo illustrato in aula. L'editoriale della Nuova Sardegna, da
sempre palesemente ostile, aveva osato scrivere: “Il debutto di Pili
da Presidente è stato dignitoso e in parte a sorpresa. Niente proclami
roboanti e promesse mirabolanti, stop ai troppi slogan
eclatanti della campagna elettorale. Toni sobri”.
L'Unione Sarda, allora di proprietà dell'editore divenuto onorevole,
scrisse in prima pagina: “Ha scelto di volare alto. Ha preferito
analizzare in modo impietoso la Sardegna indicando contemporaneamente
la strada per uscire dal buio. Dando ricette,
ma soprattutto dandosi i tempi, per imboccare un risanamento
che tutti dicono di volere ma che nessuno finora ha portato avanti.
Si è assunto l'onere della svolta”.
Nonostante tutto l'imboscata era dietro l'angolo.
Anche se era difficile pensare ad una vera e propria corazzata
mediatica impegnata con tale violenza e imponenza.
Le opposizioni denunciano il plagio. E il tritacarne dell'informazione,
da mostro in prima pagina, non lascia spazio a repliche.
“Pili ha parlato di undici province, di Alpi…” Il Centrosinistra,
che controlla come un Soviet l'informazione, non concede niente
al rispetto altrui. La mistificazione è un fiume in piena.
L'assalto deve essere consumato sino in fondo.
Mi rendo conto del danno che scorre come sangue: politico e personale.
In cuor mio so che potrei tentare qualsiasi replica ma
sarebbe come macinare acqua. L'unica consolazione è legata a
quella diretta tv. So che i sardi hanno visto e sentito quelle mie
dichiarazioni e prima o poi capiranno l'imboscata.
Il centrosinistra aveva avuto un' imbeccata, da qualcuno evidentemente
ben addentro all'artefatto scoop, secondo la quale nelle
oltre duecento pagine del secondo documento allegato alle
dichiarazioni programmatiche ci sarebbe stato un riferimento alle
dichiarazioni programmatiche della Lombardia.
Con l'ausilio, unico possibile, della struttura della Presidenza,
ancora tutta del Centro sinistra, predisposi il secondo volume,
quello da consegnare ma non da leggere. Integrai questo documento
con alcune soluzioni innovative, su diversi temi specifici,
individuate da altre realtà più avanzate.
Per fare questo presi spunto da diverse regioni italiane ed europee:
per la pianificazione territoriale guardai all'Emilia
Romagna, per la continuità territoriale alla Corsica e all'Irlanda,
per la riconversione dei rifiuti solidi urbani e la politica della
prima casa alla Lombardia.
Tutte quelle soluzioni furono informaticamente assemblate, giusto
per avere una prima intelaiatura generale del documento.
Punto dopo punto venivano adeguate al contesto sardo.
Così si fece anche per la parte relativa alle discariche e ai rifiuti
solidi urbani. In Lombardia, infatti, si stava progettando e realizzando
la dismissione di tutte le discariche per far spazio a
nuove tecnologie di termodistruttori capaci di creare energia elettrica
dai rifiuti.
Quel capitolo fu adeguato al contesto sardo, ma per un “incidente
informatico”, non so quanto voluto, o magari architettato,
poco prima di andare in stampa il “file” non corretto sostituì
quello già corretto. L'invisibile sostituzione dell'ultimo minuto,
per quelle poche righe, fece tutto il resto.
Con un accanimento degno di una battuta di caccia scesero in
campo avvocati e penalisti, pronti a trasformarsi in giudici senza
appello: plagio, senza clemenza, niente condizionale.
Non mi resta che la replica in Consiglio Regionale.
L'unica sede in cui reagire e rilanciare il progetto di cambiamento.
Non ho il tempo per scrivere una replica puntuale e mi affido
a quei pochi appunti che son riuscito a mettere in scaletta su
qualche foglio durante un dibattito di insulti ed accuse, senza
risparmio di mistificazioni e manipolazioni.
La rabbia si confonde a sentimenti di desolazione.
Provo una disaffezione ancora più profonda verso quell'aula.
Trovo, non so dove, la forza di reagire. Replico a braccio, ma continuo
a ripetermi: bisogna evitare la rissa. È lo scontro che cercano.
Faccio bene a ripetermelo in continuazione.
Il sangue, infatti, spinge altrove.
Devo fare appello ad ogni sforzo possibile per tentare di elevare
il confronto, riportare il dibattito sui temi veri della politica, ma
sento che le insidie saranno ancora tante.
Non credo che alla bontà o meno della replica sia legato il voto
di fiducia che poco dopo dovrà esprimere il Consiglio Regionale,
ma non mi resta che tentare. La difesa, l'attacco e la proposta
politica sono la scaletta ideale dalla quale ripartire.
