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“SuAlcoa si sta perdendo tempo favorendo la speculazione dell'Enel ai danni dellaSardegna e dei sardi. Tutto questo non è più accettabile. Il silenzio del Ministrodello Sviluppo Economico e dello stesso Presidente del Consiglio sulla vertenzaè disarmante quanto inquietante. Aver relegato a pseudo tavoli tecnici e ad inconcludentisottosegretari la vertenza Alcoa significa essere complici di un progetto dismobilitazione economico sociale del Sulcis Iglesiente senza precedenti”.
Loha detto stamane il deputato sardo Mauro Pili nel corso di una conferenzastampa nell'area industriale di Portovesme dove ha illustrato la risoluzioneparlamentare presentata ieri alla Camera dei Deputati sulla vicenda Alcoa.
“Siassiste ad una tecnica dilatoria che ha del paradossale se non fosse che labomba sociale ad orologeria segna meno 50 giorni. Non c'è proprio niente dastudiare – ha detto Pili – dopo tutte le strade percorse sinora ne resta solouna percorribile e fattibile, quella del contratto bilaterale decennale traEnel e lo stabilimento di alluminio primario di Portovesme”.
“Chitenta di ingannare il tempo ipotizzando percorsi legislativi o quant'altro o ècomplice o è incompetente – ha proseguito Pili. Basta leggersi tutte ledecisioni comunitarie sulla vicenda per sapere che non esistono stradecredibili e legittime se non quella dell'accordo tra soggetti privati cheapplicano un corretto prezzo di mercato senza alterazioni speculative figlie diposizioni dominanti inaccettabili”.
“Assistiamosgomenti a questo teatrino ridicolo della compravendita di Alcoa, ben sapendoche se non si riuscisse a convincere la multinazionale americana a restare,sarebbe impossibile trovare un interlocutore serio e credibile che sostituisseAlcoa senza avere in tasca un contratto bilaterale con Enel. Chi tenta divendere lo stabilimento di Portovesme senza aver risolto preliminarmente e strutturalmenteil tema del costo dell'energia sta perdendo tempo e soprattutto sta mettendo arepentaglio il futuro di migliaia di famiglie in un territorio già gravemente provatodalla crisi economica e sociale”.
“Nonci sono altri tavoli da convocare ma solo quello utile alla definizione di unaccordo bilaterale tra due privati – ha detto Pili. Non mi si dica che ilgoverno non può intervenire tra due privati perché sarebbe come far credere chePassera e Monti non contino niente. Se fosse così farebbero bene a trarne leconseguenze. Un governo autorevole ha il dovere di utilizzare tutte le armipersuasive di cui è in possesso per dire all'Enel che in Sardegna bisognasmetterla con la speculazione e il ricatto”.
“Tuttii dati - ha sostenuto Pili - dicono chein Sardegna siamo in un regime di monopolio evidente con l'energia che ha vistola commissione europea registrare costi pari al 60/70 % in più del resto delPaese. La commissione europea, ma anche lo Stato italiano, hanno ripetutamenteaffermato che questo dipende dal gestoreelettrico che specula sulla condizione insulare della Sardegna e abusa dellaposizione dominante”.
“Servesubito un contratto bilaterale per lo stabilimento - ha sostenuto Mauro Pili -non è una questione di “insegna” ma di sostanza del problema. Se non si definisce il problema dell'energia qualsiasialtro percorso sarà inutile. In tutta Europa, dalla Francia alla Spagna, icontratti bilaterali vengono sostenuti e promossi dai governi, è impensabileche in Italia ci sia chi continua a tapparsi gli occhi e non denunciare l'atteggiamentospeculativo di chi esercita impunemente una posizione dominante senza incorrerein nessuna infrazione”.
“Perquesta ragione nella risoluzione abbiamo posto l'esigenza che il governo sifaccia parte attiva per segnalare all'autorità garante per l'energia e laconcorrenza quello che ha già dichiarato nelle proprie missive all'UnioneEuropea facendo aprire una vera e propria procedura di infrazione per abuso di posizionedominante verso i soggetti fruitori del mercato elettrico in Sardegna”.
“Quandonel 2009 vi è stata la prima crisi Alcoa – ha ricordato l'ex Presidente della Regione– il costo dell'energia elettrica medio in Italia era di 60,5 euro MW, inSardegna il costo del MW elettrico era di 106,6 euro, un costo energeticosuperiore del 60/70% rispetto a quello italiano e, come sappiamo, quelloenergetico italiano è notevolmente superiore a quello europeo. In quell'occasioneil governo italiano sostenne che la responsabilità “è da imputarsi al comportamento dell'operatore dominante, che puòfissare il prezzo in Sardegna e non ha alcun interesse commerciale a vendere aun prezzo inferiore, sapendo che Alcoa non può acquistare altrove l'elettricitàdi cui ha bisogno. Inoltre, in situazione di duopolio (ENEL e ENDESA-oggi E.ON)entrambi gli operatori possono avere interesse ad applicare un prezzo superioreal prezzo economicamente ottimale, onde evitare di creare "un cattivoprecedente" nel resto d'Italia”.
“Dichiarazioni– ha concluso Pili – che non possono essere ulteriormente nascoste. Il Sulcisnon chiede tariffe agevolate, chiede tariffe di riequilibrio rispetto ai paesieuropei al fine di rendere competitivi impianti che per livello tecnologico eprofessionale non hanno niente da invidiare a nessuno nel mondo”.
“SeGoverno e Regione – ha annunciato Pili - non avvieranno in tempi rapidi unapuntuale segnalazione alle Autorità garanti su questa situazione saremo noi apromuovere una grande mobilitazione popolare per denunciare il ricatto a cuisono sottoposti la Sardegna e i sardi”.
“L'unicastrada possibile per tentare di salvare l'industria in Sardegna e nel Sulcis –ha concluso il deputato - si chiama contratto bilaterale decennale e contratto diprogramma per la filiera dell'alluminio primario. Tutto il resto appartiene allelogiche dei perditempo che mirano solo a proteggere ricatti e speculazioni”.
